SONIA RAIZISS GIOP CHARITABLE FOUNDATION     
NEW YORK
LUCE ARTS WORK SHOP 
VERONA

Il "de Palchi-Raiziss", nato nel 1998 da un'idea del Poeta Alfredo de Palchi. concretizzata dalla munificenza della Fondazione "SONIA RAIZISS" di New York e dall’opera di numerosi collaboratori, è un premio giovane per i giovani. Il premio può vantare una straordinaria adesione da parte di vari poeti di tutta Italia. È pubblicizzato dalla stampa nazionale e da quella specializzata. È presente su Internet.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2005-2006

1° Premio

ALESSANDRO FRANCHINA
CAPACI (PA)

Ad Ernest Jandl

Bella, Darwin!
[Sull'incremento del calo demografico dei poeti]

Metti che le parole per un po’ si stufino
di mordere gli a capo e smussare
le asperità del bianco
e di sconfinare nell’unico
millimetro di carta risparmiato
alla bulimia incipiente della penna,
o che all’improvviso,
accenti, virgole, elisioni
si ribellino alla frusta dell’ispirazione,
recalcitranti e statiche,
come un vecchio ronzino
nauseato dalla soma
o che il metro s’accorci all’improvviso,
che le sillabe balbettino ed il traslato
si trasferisca altrove, senza avviso,
come un transfuga che ti trama contro
e che perfino le rime ti sbeffeggino,
già, le rime,
intonando stornelli suadenti
come un concentrato d’ortiche negli occhi.

Metti che la Poesia non ti riconosca più,
nemmeno gli alimenti,
e che ogni causa conseguente
sia effetto della ricchezza di piccoli [ro]e]ditori.

Beh, se ti è successo tutto questo
ed il rimedio è una chimera
sepolta nel cuore d’Atlantide,
allora aveva ragione il vecchio Darwin,
[con l’approvazione dei lettori graziati]
anche se benedico Dio
per non essere nato ramapitecus.


2° Premio

Serena Cacchioli
Monticelli Terme (Montechiarugolo) (PARMA)

In un film di Woody Allen ti ho rivisto,
in un negozietto colorato in fondo al buio tristo
di una via
sotto la pioggia senza cappuccio, con euforia
sul tetto di una casa senza balconi
ti ho parlato. Bocconi
di te.

In una finestra futurista
in una domenica di oleandri di plastica
in un molare che mastica
le idee povere
ti ho baciato.
Ho baciato la polvere.

In un dizionario particolarmente poetico
ti ho incrociato
e ti ho preso le mani
con poco senso estetico
ancora le dita sporche di marmellata e di paglia
che ho pulito sulla tovaglia
e ti ho portato
in quel quadro di Mondrian
dove siamo restati un'eternità.
Torneremo in tempo?
...Quizas, quizas, quizas...


3° Premio

Claudio Pagelli
Rovello Porro (Como)

“ vertigo”

la parola sfuma,
si raggruma come
sangue di fumo
nell’azzurro buio
del senso.
la parola grida,
stride fra i
denti dell’uomo.
era la pietra, la prima,
il fuoco, gli occhi della
rima…
ora è voce, la mia
aggrappata alle unghie
del canto
alla sottile cartilagine
che mi divide dal vuoto.
la meta conclude
Il viaggio
il savio torna
leggero
col sorriso d’un
pensiero -
“ io sono il punto e la luce
l’incantamento
del tuo amore…
scorri sopra il filo
che ti ghiaccia le ossa,
l’abisso non è altro
che il sole al rovescio…”


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2004-2005
Le 20 poesie finaliste (non in ordine di premiazione)

Luca Donà
Cadoneghe (PD)

MANTOVA
Mantova - di riflessi
diamantine muraglie,
di sguardi spinti fin sull'alta bifora
sulla più incerta cuspide -
evocata, sembra, dall'acqua
per il nostro primo apparire..
L'occhio non trova requie
si agita, farnetica, si alza
sospetta l'inganno, il colpo di scena
dal fondale luminescente..
nei primi tremolanti venti
i giardini, i chiostri sbranati
dall'ombra, i forati passaggi
di solitudini regali
attraversando con pigra cadenza
mentre fuori incalza lo sciame
la tromba di una calca
in cui dobbiamo calando mischiarci -
dal tempo sospeso di questi marmi
di queste murature
che serbano intatte il calco
di ardue regole, di guglie protese
come ali verso una luce compiuta:
siderale lontananza che vampa
del tempo non lima, non ora,
non cuoce, chiusa altrove -
per ritornare tra le oscure ciarle
per riperdersi dentro la città
di opache e miopi figure.

(In piazza Sordello a sera si mima
una rumba di giocolieri
funamboli e sputafuoco, cavalieri
e teatranti di un confuso gioco)



Luigi Masella
Collegno (TO)

Il mulino di Thira

Qui parla il vento: linguaggi di lava,
forgiati nella caldèra dei dialetti.
Come il mulino di Thira
a volte di notte lo sento mutare -

da cavallo intangibile
lanciato al galoppo negli stretti
vicoli di villaggi in bilico
tra rossi strapiombi e mare

a donna oscura e splendente,
lunghi capelli d'oro e rame,
vestita soltanto d'ebbrezza,
posseduta da una furia verticale.

Egli stesso una forma di vento:
breve torre, spoglia d'avorio,
albero di calce teso al sole,

chioma circolare che fronteggia
ruotando nuda
gli occhi disseccati degli dei.

E la bouganvillea contorta,
nata in una crepa
sul muro del mulino,
dai fiori numerosi come stelle australi,

cresciuta solo grazie all'avara umidità
strappata dal tufo spugnoso
al dialetto violento di Stronghilli,

è la stessa che mi avviluppa il cuore
cingendone il battito
con la sua corona di spine lilla,

come una bocca sconosciuta
che baciandomi nel profondo
tinge di miele nero
le ossa toraciche di questa nave

carica d'anfore,
destinata a sprofondare
verso la quiete del fondale -

naufraga Kallisti del risveglio.


Rita Speca
Ancona (an)

TI CERCO, TI TROVO
Ti cerco
nel limbo misero
di monche esistenze
che non lasciano orme sulla sabbia.
Nulla so di te
fuor del messaggio muto
urlato dal sospiro del frangente
quando si compie ogni destino.
L'agave s'abbarbica al crepaccio
e sfugge al mare.
Il corpo si avvinghia all'anima
e oblia il freddo riposo di cenere.
Ti cerco
nei miei voli senza ali,
nell'abisso senza fondo
della mia esistenza raminga.
L'esile giunco trema di te.
Palpita nello stelo l'astrale segreto.
Tace.
Il girasole impazzisce di luce al rimirar tuo.
Seguo il suo sguardo
ma non ti vedo.
Il mio alito d'affanno
graffia la porta sprangata del Tempio.
Mute e impietose le tue labbra.
Dove sei, Dio?
Respiro il tuo silenzio
finchè sfiorisce l'orgoglio
nel deserto assurdo dell'essere,
essiccato da raggi riarsi.
E là dove il pensiero si arresta
avviene l'incontro.
Là, dove le ombre sono luce
si svela il tracciato dell'esistenza.
Il grigio è ocra, la siccità madre, il nulla tutto.
Il non senso, allora, diviene il senso dell'essere.
E Colui che è
io trovo.



Giorgio Caione
Borgomanero (Novara)

Chagall

Shabbat
Shabbat
e il violinista corre
sul tetto blu
vola
(forse)
la testa ormai spaccata
in cento campanili

l’uomo si sdraia
stanco ma è già capra
contadino acrobata
saggio cavallo
rabbino verde
attesa
ora

una slitta taglia
il palco in tre
solo strade gialle
cappotto russo
mendica
e non invidia la barba di
una Torah bifronte
lui no
un violinista sa
il freddo è viola ma
starà
più in alto di tutti
sul villaggio
in festa


Simone Lago
Tombolo (Padova)

La tua penna non scioglie fatti linguistici
ma procede in brossura / compone
collage di fascicoli spogli / come
residui di pane toscano
che a scarpetta sguiscia la storia.

Andrea, se di biche di briciole fai
le fosse di Castelfranco
e dai guelfi e ghibellini spari
ideogrammi sulla Pasqua,
non ti crucciare dell’ermeneutica spartana;
noi sappiamo di luce liminale,
di beltà in barchesse e balconi tempestati
e di come il correlativo del cuore
si faccia, di fuori, oggettivo d’amore,
recuperando le rime siciliane
-il metatesto di un famoso Notaro-.

Se ti circoscrivo al primo
è perché voglio poesia
a scatole cinesi:
una parola, come la storia,
un’essenza di radice
che s’avviluppa nelle fronde.

E così ripenso alla pagina pastosa:
da dietro il paesaggio, ecco te Finnegan,
sacerdote del riposo.



Roberta Liciardi
Torino (TO)

"DALL'ALTRA SPONDA"

Ho riagganciato le mie radici salpando
sull'altra sponda e
ogni volto mi sembra famigliare,
in ogni tratto ( il taglio mandorlato
degli occhi, olive nere che ti riconoscono,
gli zigomi alti, i profili decisi)
rivedo qualcuno che mi è stato caro.
La pelle bruciata e dall'aroma orientale
si fonde coi dolci sapori dei canditi,
dei pistacchi, delle zagare,
degli aranci (li rivedrò bianchi per me?).
Le radici storiche dei ficus
s'incrociano, i rami si confondono
come gli ibiscus tra i fili dei miei capelli
ribelli.
I grappoli di datteri, ciondoli di palme,
promettono bene in questi giardini
spazzati dal vento, schizzati dal mare...

Sull'altra sponda la terraferma,
lunga, si snoda stabile fino alla mia casetta
alle pendici dei monti.
Ma non è qui il nido del giovane gabbiano?
Tutt'intorno ho solo acqua
ad isolarmi
dai ricordi che ho tracciato di là.
Tutt'intorno ho volti famigliari dall'essenza
di pasta martorana
e perle di sole al posto degli occhi
che, come i miei qui,
sanno trovare la loro stella polare.



Alessandro Metlica
San Vendemiano (Treviso)

Rintocchi

 

Mio piccolo paese
Che la memoria affondi in un cortile
Come la quercia le morte radici,
Sentir vorrei ancora il campanile
Suonar le sue campane.

 

Ricordo sere tiepide di giugno
I campi di granturco
I nostri nascondigli di bambini,
O strette strade grigie sotto il sole
Che presto si riempivano di risa
Ignare come viole;
Una brezza soffiava
Non sulle rose dai petali aulenti
Ma sulle minuscole margherite.
Rideva un merlo, sulla siepe scura.

 

Infanzia non ha tempo e non ha luogo
Che la memoria mischia e poi confonde
Così come le pietre più profonde
Di casa ch’ha perduto il primo nome;
Ma tu stai, paese mio,
A sospirar di quell’età fiorita
Quando era tutto vita
Vera, e forse sincera.

 

Anche oggi l’aria tace.
Lontane sono ormai le tue campane
E mute, come dopo il funerale;
Nessuno sale più le vecchie scale,
O forse un ragazzino sconosciuto
Che un giorno attenderà diverso inverno.



Luca Insalaco
Lampedusa (Ag)

Sogno illogico

Colorando smarriti attimi
della memoria invisibile
discopro l'odore
di vite parallele
che il sogno disegna.

E dune di fuoco
si sgretolano
nella sera accesa
e spighe di nuvole al vento
si affacciano
tra ali di cera

Sogno
dispensatore di rimpianti
ti veli dell'Eden
che il mio desiderio accontenta
e cingi di miele l'amaro orlo
di quest'empio calice
che libare necessita.

Sogno
fuggi ora
al fatale albeggiare
che di rugiada riveste il risveglio
e sciogli le tue auree frondi
nell'attesa del nuovo imbrunire.

Non fermare le tue illogiche corse
tra i fiumi purpurei
che del vento hanno fatto gemito
perchè il giorno
che non conosce il tuo cuore
non ti sevizi
tra lacrime amare
che di logica hanno vanto e potere.



Franco Maffiodo
Cumiana (Torino)

Nudo di nebbie

I
Vetta del Monviso
spicca più acuto
angolo fra gli altri,
anch’esso nel contorno
quasi abraso dal vento
dei tre giorni proverbiali.

II
Saranno di altre
più fortunate stagioni
le magie del tempo,
ma rimarrà indelebile,
firma nell’opera,
imparato a memoria
questo tracciato sulle Alpi
nudo di nebbie, scuro
e nitido il suo contrasto,
l’azzurro tanto vasto
e nel contempo puro.

III
E’ l’ora
che ogni ora
schiude
e da essa
nasce l’inverno.
Schioccano
nel gelo, s’aprono
al nulla
i frutti persi
dalle ghiandaie.



Mauro Murgia
Cagliari (CA)

la mia chiesetta

La sabbia e il vento
porto con me –sinestesia e vita–,
e il campanile a vela
di calcare seppiato
vecchio di tramonti,
scanditi da un numero dispari di semilune,
archetti nella facciata di Santa Maria.

Muri di pietra,
a pochi sguardi da Santa Igia,
luogo di pescatori e contadini,
muri di regola benedettina
e rosoni tocani,
testimoni di baci furtivi, letture,
compagni di studio.

Scorgo tra peducci e lesene
tracce di secoli, di barbuti monaci
cavalieri d’un tempo,
tutto attorno alle fiancate,
sui vari ordini scolpiti
da mani esperte.

E naufrago mi inebrio di ricordi
nel presente di un rinnovato
scambio con la vita.



Valeria Baldissera
Ceggia (VE)

I CAMPI DIETRO CASA

A Meg (anche) perché è triestina

Déa vose vecia dei campi da drio casa
altro no me resta che qualche fossile traslà,
qualche formula magica e coraggiosa
a forza inserita in sintassi regolare.

Vecio parlar dei muri drio cascar 5
ora l’é sol un vecio scoltar
di perfetta comprensione e altrettanto
incapace traduzione e artificiosa.
Maràntega, betònega
terra terribile che parla con voce umana 10
co tanti filtri verbali quante che le é
e pozioni desmentegàe.

Così io mi sforzavo di riprodurre
e vosi da sempre scoltàe
ma la lingua era una per le strutture 15
e le stesse espressioni tanto familiari
da mi e vegnéa fòra a sçòppi improvvisi,
come un motore inceppato che non parte e salta.

Eppure la sensazione c’era
che tutti questi relitti lessicali 20
contenessero un segreto, una radice
- l’imprinting, l’ho sentito una volta chiamare.

Vecia vose de panòce e veci punèri de discorsi,
e to malìe e i to incantamenti i é al sicuro
e le tue stratificazioni si difendono 25
come tante fortificazioni.

Ma mi bastava spostarmi di poco
per essere già lontana,
e le sentivo allora un po’ più mie
e quasi a me somiglianti le vocali, 30
sempre troppo aperte o troppo chiuse,
e tutte quelle [ts] sfrigolanti ed estrose
che non riesco a non pronunciare,
cara lingua che non ho mai saputo parlare.


Ceggia (Venezia) – Settembre 2004

1-2 Della voce antica dei campi dietro casa
altro non mi resta che qualche fossile traslato

5-6 Vecchio parlare dei muri pericolanti
ora c’è solo un vecchio ascoltare

9 Sono due meraviglie dialettali. Maràntega è una donna vecchia e secca, simile a una befana, e deriva da una radice germanica che significa “incubo”. Betònega vuol dire chiacchierona e pettegola.

10 cfr Odissea, X libro “dea terribile che parla con voce umana” riferito a Circe

11-12 con tanti filtri verbali quante sono
le pozioni dimenticate.

17 da me uscivano a scoppi improvvisi

23-24 Antica lingua di pannocchie e antichi pollai di discorsi,
le tue malie e i tuoi incantamenti sono al sicuro


 


Maria Francesca Giovelli
Caorso (Piacenza)

COLORI SULL'ASFALTO
Ho visto riflesso nei tuoi occhi
più puro il turchino del cielo;
sull'asfalto grigio della piazza
prende vita quella forma di donna
avvolta nell'azzurro di un velo.
Le regalano gesti le tue mani
tinte di gesso e colore,
mentre la luce chiara di settembre
conduce messaggi nell'aria trasparente.
Ha sguardo innocente di bambina,
ma rivela i pensieri del cuore
gli stessi che un tempo di dolore
ferisce ancora oggi quella spina.
Sei chino in ginocchio da ore
sul vivo di linee che prendono forma
tra spazio e plasmato colore;
non senti la fame e la sete,
si muove soltanto la mano
prima che il buio divenga,
tra gli occhi e le dita, scura parete.
Domani forse la pioggia
scioglierà queste forme
in un liquido pianto
e la bocca socchiusa degli angeli
sarà persa per sempre nel loro muto
sconosciuto canto.
So che forte corre il pensiero;
non hai tempo per prendere fiato,
ti guardo e capisco dalla sera
che si spegne lontana sul selciato.



Giulia d'Agostini
Verona (Vr)

Si bloccano tra il mio vetro
e l'inferno.
Ghiacciano,
fragili cristalli di tormenta
chiare perle di scure nubi.
Il vento le chiama,
urla tra i turbini
del freddo inverno.
Con folle corsa il cielo le manda:
rapido il volo,
poi lo schianto.
Il ticchettio le porta a danzare:
seguono fragili ragnatele d'acqua;
lacrime di freddo
tra brividi di ricordo.
Non si ferma il moto dell'animo,
non si blocca nel pianto.
Concedo alla vita un'altra notte,
un altro fuoco o un'altra luce;
cerco una nuova via.
Quasi un coriandolo dal cielo,
la luna affaccia tra le nubi.
Cade leggera in un silenzio d'ovatta
dove la pace è l'unica armonia.
Lo sguardo si ferma su esili
ed impavidi rami:
ricami di scuro,
su sfondo blu tinto.
Le mie parole son come quelle foglie,
tremolanti ed incerte, ma sincere,
forti di ricordo.
Sicura delle mie emozioni
riesco a lasciarmi avvolgere
dall'indefinito gelo dell'inverno.



Paolo Giubergia
Perugia (PG)

IL MALE OSCURO

Scanso adagio la tendina
accostando il volto alla finestra

appena un poco
quel tanto che basta
a scorgere che là fuori
il mondo è sempre lo stesso:

una piazza
un bar
un campanile

le solite facce
a cornice d’uno sguardo sottile

quello che indaga
quello che sentenzia
quello che da mesi
mi costringe in questa stanza

spettro di ciò che ero
solo col mio dolore
malato di quel vuoto
che pervade anima e cuore

Solo tu lieve uccellino
pari curarti della mia diafana presenza:

balzellando allegro sul davanzale
osservi divertito il mio viso
donando - inconsapevole
un’esile ragione al mio esser vivo

Un attimo
fuggitivo
poi ancora il silenzio
e la brama d’un meno effimero motivo


Chiara Guglielmi
Domegliara (Verona)

Nostalgia
Che nemmeno il tempo può dissolvere.
Vivere per soffrire?
Domande come questa mi perseguitano.
Foglie che cadono sul mio cuore ad autunno
è questa malattia.
Mia sola compagna,
gabbia invisibile.
Accecata,
naufrago nell’alone dei miei ricordi…
Una mano ansiosa, uno sguardo proibito, un bacio alla fragola,
così lontano.
Ti cerco tra le soffocanti radici
di una malattia che a poco a poco
mi cancella corpo e anima.
Cane affamato
si nutre della mia carne dei miei sentimenti delle mie immagini.
Fuori arcobaleno di voci scolorite
dentro certezze divelte.
Dove sei?
Poesia desiderio amore
sogno irrinunciabile.
Giorno dopo giorno muoio un poco di più.
Sola.
Ma tu non lo sai.



Gabriele Grea
Milano (MI)

Intervista con Josif Brodskij (fermata d’autobus)

Voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida [...]
(m.a.)

Un cielo – fauve – di pastelli a cera.
Automobili gorgogliano opache
nell’imbrunire connettivo elettrico

graffi di fari lividi sfregiano
le densità rifrante dei lampioni.
Una improponibile dimensione

– diresti tu – del tempo mi blocca
riemerso dal sottobosco metallico
a una fermata d’autobus sfiorita.

Interstizio di istanti incomputabili
al quale non sappiamo dare nome
da trafiggere con un buon tascabile;

come un tardivo terso pomeriggio
oltrepassato il limite d’autunno
che per pudore non chiamiamo giugno.

Ti dicevo, un buon libro. Da sfogliare
con l’occhio distratto dai chiaroscuri
profili dei passeggeri, da odori

di borse della spesa promozioni
detersivi, esausti dopobarba,
calzettoni.
Fino a che, irrimediabile

un monotipo di luna cattura
il mio sguardo da viandante fuori orario
fuori luogo, fluido e non-pendolare.



Ilaria Bastasin
Asolo (Treviso)

Sono venuta qui,
tra i miei colli,
a sostare tra le nebbie,
ad ascoltare
quel tenue respiro di un tempo,
quando il cielo mi appariva vicino
e solevo toccarlo con la punta delle dita.
Mi sovviene come una lancia appuntita
il passo imperfetto
di te che mi tenevi in braccio,
e agghindavi l’aria
di tiepidi sorrisi.
Gelide e tristi, ora,
le mie mani
ricercano la pace fanciulla
che il tempo ha nascosto
tra le pieghe dei miei ricordi.
Mi vorrei assopire tra queste mie carte,
e tornare a solcare i gradini di una casa
perduta,
giocare con la mia ombra
e stringere di nuovo gli occhi
sul tuo volto magro e candido,
mordere il ricordo
di quella tua mano leggera
che mi accarezzava i capelli.



Giacomo Bianchi
Belluno (Bl)

bianconero

 

 

padre
la griglia di luce della tua persiana
ho imparato ieri a riconoscerla,
nell’istante del sole radente,
per te il più intimo, quando risolvere
la grana del bianconero era accettare
per i tuoi occhi la rugosità implicita
dell’esistenza
e di lì trasfigurarla. Solo così tra i tuoi

negativi
sviluppati senza imprecisioni
posso fare mio il tuo sguardo,
traguardando lo spessore infinitesimo
dell’argento,
a scorgere ogni sfumatura di grigio,
materia impalpabile e perfetta
affinchè le tue mani
invecchiate dall’acido
potessero nel silenzio modellarmi.

rimani
così nella stanza rossa ad avvolgermi
al buio sulla spirale latente dei giorni,
chè io mi riconosca allora, in noi.


Carla Cossini
alberone di cento (ferrara)

Alba e Tramonto

Uscivi quando nelle case
tiepide si accendono le luci
e andavi piano
in questo inverno quieto
scivolavi dolce e tenero
nell’aria algida e sonora
sotto il cielo cordiale e puro
d’acciaio ben temprato.

Cercavi strade vuote
e case vive
il vapore umido del vetro
barlumi d’oro alle finestre
e gattini di tepore accoccolato
a sognare sopra il davanzale.

Le vie si assopivano
in una nebbia di braci
e crepuscoli in cenere.

Oppure uscivi
nelle albe pigre
di chi deve andare a lavorare
sbadigli a colazione
le mani nell’acqua calda ad esitare
e nello specchio ancora
la promessa intatta
del sogno e il suo segreto.

Allora cercavi
diacce aurore livide
per le vie indaco leggere
di asfalto in grossi grani
ed erbe secche e rigide
croccanti ancor di brine.

I muri dall’ombra umida e viola
sotto il gran teatro boreale
di cieli alti e altre tramontane.

Periferie eterne volevi
e sempre seguivi le strade
fin dove vanno a morire.

O ad iniziare.



Luigi Narcisi
Atri (Teramo)

Solo il silenzio rimase

Così,
solo il silenzio rimase
ad addensare l’aria
di liquidi sguardi.
Noi restavamo sospesi
tra le geometrie del tempo
che attorno crollava
frantumato da quello squarcio
che fecero le nostre bocche
nel loro separarsi.

Venne poi lo stupore
ad invadermi gli occhi
nel veder nei tuoi
quel lampo in cui balenò
la malinconia antica che
ogni vita cela nel cuore
e, per un insondabile alchimia,
divenire poi liquida materia
affiorando come filo fluido
da un solco del volto.

E per un istante compresi
il mistero antico delle sorgenti
che dai monti feroci sgorgano
spaccando le dure rocce
per un anelito di mare.

Così,
solo il silenzio rimane ora,
a consolare la distanza
inesorabile dei giorni,
a celebrare il rito della memoria
fino a renderla sacra.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2003-2004
Presidente: Franco Loi - Poeta

1º premio:
Gabriele Favagrossa
nato a Casalmaggiore (Cr) il 25-09-1970

NEL TEMPO DEI VIALI

guardala com’è indifesa Milano
quando nessuno la tormenta
com’è umana
in quest’alba dove
dell’uomo non v’è traccia

II

nell’ora di grazia tu sei
l’equilibrista che corre
sui fili del tram, sul muto fermento
dei giorni che verranno

III

si accumula un astio
verso l’ordine delle cose
quando la resa di migliaia
di braccia è nella pioggia

su questi viali di acquari
invasati di corpi, e code
di caimani che mozzano
le gambe per strada

si accumula un astio
per questo tempo umiliato
nello spazio
che rimane ai poeti
tra una coincidenza
perduta e una mano
appena sfiorata

IV

ho grandi scarpe
di cemento questa sera
sono il Castello
conficcato nel buio

Milano viene a me con fiumi
di gambe dalle piazze, e se ne va
ognuno con il suo
segreto chiuso in mano

io affilo candele
bianche in questa ora, accendo
le mie ossa come cera
è così vasta è così nera
la notte che verrà


2 º premio:
Alberto Barina
nato a Dolo (Ve) il 03-05-1975

IL PANE E L’ACQUA (dedicata a mia madre)

…Conosco le ombre degli alberi
che hanno ubbidito all’inverno…
…E nelle mie membra
si stende il profumo di pane
della tua voce,
pietanza per il mio tempo
azzimo della tua assenza.

Sono sensibile al mondo,
a questo buio raffermo e vero,
al germe di tutte le cose
rimaste da dire.

Tu sai le storie degli occhi,
che come stelle si preparano all’imbrunire.


Ti stringo in questo sogno
e sei acqua che risale alle mani,
attesa per la stagione delle piogge
del mio esistere.
Lascerò passare i ricordi
come foci a delta,
incarnati nel mio sangue.

Così ho fame,
ho sete
dei fiori,
che schiudono il tuo silenzio
di foglie secche e brina.

3º premio:
L’ANGELO
Serena Barabas
nata a Conegliano (Tv) il 21-02-1984

Ho un angelo
Nella tasca.
Mangia dorme e beve,
Per amor dell'uomo
Non certo per necessità...

Sorride.
Sorride quando piango,
Sorride quando rido.
Lui sorride.

Dice.
Dice che il mondo è bello,
Visto da una tasca.
Dice che tutto è soffice,
Visto da una tasca.
Lui dice.

Ho un angelo
Nella tasca.
Tra un biglietto del treno,
Un nastro rosso
Ed una penna blu.

Chiede.
Chiede quando guardo il cielo
E sto zitta.
Chiede quando guardo i miei piedi
E canto.
Lui chiede.

Dorme.
Dorme quando piove
E tutto il mondo si bagna.
Dorme quando piove
E tutto il mondo si dispera.
Lui dorme.

Ho un angelo nella tasca...


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2002-2003
Presidente: Giovanni Raboni – Poeta, critico letterario del Corriere della Sera

1º premio:
Anna Costanza Aglietti
nata a Busto Arsizio (Va) il 14-05-1976

RIMPROVERI E RIMPIANTI

Il tempo che ho gettato inutilmente
Fra le macerie di bicchieri e piatti
In chiacchiere infelici e senza scampo
Con l’orologio in mano, e l’occhio intento
Al vetro buio, immaginando invano
Le storie che passavano lì accanto,
E il cielo cupo in ribollente ammanto
Coprire campi di battaglia e monti
Boscosi e pieni di segreti anfratti…

Il tempo perso a rimpiangere il tempo
L’umido della bruma, il buio incanto
La lanterna che cigola nel vento
Il treno in alto, un gran fantasma lento
Che passa fra i detriti e fra le piante.

È il tempo che riaccende la mia rabbia
Torbida ancora di vino scadente
E cerca una vendetta incandescente
Che mi spinga per forza in una gabbia
Di forma, e senso, e di norma cogente
…un motivo per fendere la nebbia.


2º premio:
Valentino Bellucci
nato a Weinheim (Germania) il 19-02-1975

ELEGIA

Sulle tue tempie
aspettano i ricordi, e si fanno maturi
con il vino delle ore; e nessun orologio
misura il tempo vero, nessun necrologio
indovina l'autentico cordoglio. La vita
si misura col proprio movimento, come una mosca, come dio...
Le tempie invecchiano prima delle mani,
contengono già tutte le azioni che dai polsi
si liberano verso il mondo, lasciando
sul fondo dei capelli i detriti del divenire,
il colore bianco.
E bianco è il divenire, come neve, osso e carta.
Sulla carta un vecchio pittore del seicento
incide a lume di candela, tra statue e ossa rotte,
- si chiama Rembrandt, il fiammingo.
Sulle ossa fiorisce la parola.
Sulla neve ogni sillaba sillaba se stessa.
E il Tempo sbianca, ed è questo
il suo autentico cordoglio.

(senza sogni, senza incubi,
a braccia tese,
l'uomo impari a svegliarsi
nel buio più assoluto)


3º premio:
Massimo Natale
nato a Bussolengo (Vr) il 08-10-1982

FINE ESTATE

Amavamo soprattutto la sera
attraversarla, e ogni volta
consumare
l'inutile bellezza di un ritorno, quando
cadeva come falce, verticale
sul filo delle palpebre, sul peso
degli occhi rovesciati in un
niente - ricordo, dio era
ogni desiderio, ogni tempo -
ricordo, nemmeno la morte
mancava di un senso
nella forza di diciassette anni
e la magia di uno scatto, in discesa
con la maglia nel vento
e lo sguardo raccolto nel grano
- proteggi, memoria
queste fronti, crescile in leggerezza
e fa' che
ottobre sia insieme maturità
e battesimo, fa' che duri
come una terra esiliata
dalla promessa
oggi deriva, rimando
custodiscine almeno il segno, e il resto
sia solo vita che chiama vita
con la stessa voglia, la stessa
forza nella distanza, infinito
inizio - marea.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2001-2002
Presidente: Milo De Angelis - Poeta

1º premio:
Isacco Turina
nato a Villafranca (Vr) il 08-04-1976

STRADA MAGGIORE

Dove ti fai cercare, è la tua voce
che trovo, raggrumata nel telefono.
Un anello di carta tra i rifiuti
porta un cenno comunque di promessa.
Ridiscendo alle cose della strada,
vado alla legna fradicia del giorno
di dicembre. Le bocche dei barboni
sono aperte, da labbri sanguinanti
escono litanie quando si accende
la lotta dei soprabiti
davanti alle vetrine: larghi pettini
di rame al centro delle trecce, macchie
di nudità, polsi lontani, odori
che dà il cuoio scaldato dalle lampade.
Portici silenziosi dove scorrono
i volti come pagine d'erbario,
e la colla che regge i manifesti
leggermente ha ondulato le parole.
Come scorza di platano è Bologna
nella breve fumata del mattino.


2º premio:
Rino Cavasino
nato Erice (Tp) 17-12-1972

PAVOR NOCTURNUS

Forse la notte ancora sulle palpebre, ancora
nelle orecchie t'ha svegliata, la notte forse
sopra i colli d'Urbino - "quasi ne ho paura: non sono
le notti padovane così buie e mute" -,
oppure me il pensiero di te accanto,
l'un l'altra forse, forse tutt'e due
la notte ci ha svegliati, un suo fondo
battito, un alito sottile: ma ci scuote
nell'abbraccio del sonno un soprassalto,
ci sorprende immemori, sgomenti, perduti
i sensi di noi. E mi domandi ragione
dello strappo, della recisa, infranta, sospesa
notte, mi domandi ragione della notte: veglia
o sogno dove sia non so, di noi specchi in ombra
solo vedo questo nudo esserci. Tu poi volgendoti
il respiro quieti sul mite addome, e scende
il sonno a rioffuscarti gli occhi non più
atterriti, asciuga un velo di brividi
ai capelli, alle membra stilla madido
abbandono, rilascia ai polsi, alle tempie
il flusso, la sua formicolante sabbia ti posa
sulle palpebre, le labbra nel suo bacio
ti richiude: inavvertito così rimargina la calda
ferita. In un altro abbraccio lenta scivoli,
ti celi, affondi, ridiscendi - Euridice
ti perdo nuovamente - in remote notti
solo tue. Ricorderai?

Che gli occhi sappiano, velati dalla nube
del sonno, rivedersi nudi al colmo d'ignare
notti, riconoscersi vergini un istante;
dal socchiuso varco al sonno di nessuno
sotto molte palpebre, lo strazio vincere,
la gioia, di non sapersi interi specchiare
nelle nostre parole; e da quel breve indugio al limine
d'oblio, mancamento, sincope, vertigine,
più vera del giorno sullo specchio in ombra
d'improvviso affiori l'opaca scintilla di memoria?

Calda mano tardiva offri alle labbra
nello scialbo mattino - sconosciuti
e svegli alla pena delle parole.


3º premio:
Ciro Bussetti
nato a Padova 17-09-1979

VERA

Almeno venti squilli ci dividono
che siamo come amanti e ci separa
tutto questo vento (senza contare
i chilometri). Non c'è soluzione, davvero:
a certe frasi non si può scappare.
Sono guerre lunghe da trincea,
da fare colle dita strette al calcio
- già due ne sono passate
fra te e me uguali - del fucile.
E al segnale poter dire tra i mortai
il sole segreto e il colore semplice
della gioia (che nella tua lingua, par hasard,
rima col suono della nostra felicità).

Leggevi adolescente forse il primo
libro dello sconosciuto che dagli States
sbarcò sulla rive droite, in quella gabbia di matti
che era giornale insieme e libreria.
The sun also rises, e come dargli torto:
tu crescevi distintamente,
senza rischio di vita eccentrica (che pure
era la norma sui calendari altrui). Alla lunga,
nella fissità buona di chi scevera
le erbe del campo, li fregasti proprio tutti
- e non volevi. Ma veramente il mondo
più vecchio di cinquant'anni non poteva
che inchinarsi al suo doppio orribile, la noia
- e tu, sempre inattuale e sempre vera,
eri già all'avanguardia, armata
di un paio di mani aperte e spirito e intelligenza
a buon rendere: di quello, insomma,
che a volersi far canzonare si direbbe,
così, soprappensiero, "un cuore grande".

Il tuo tempo lo scriveva la pioggia
bretone, spaccavano le gote i segni
del freddo e di una gratitudine palpabile.
La vieillesse n'est pas un cadeau,
con tanto di esclamativi.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 2000-2001
Presidente: Luigi Fontanella
Poeta Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università Statale di New York

1º premio:
Massimo Pastore
nato a Genova il 09-02-1978

GESÙ DEI CARRUGGI

Credimi, l’astio e il malcontento
si mischiano ai sorrisi, ai marinai,
e camminano a braccetto sottovento
tra i carruggi e i vinai
credimi ti perderesti fratello
seguendo il polline del mare
che dalla Lanterna come un uccello
vola portandone odor di sale
e magari potresti incrociare
la stanza di Maria, sorriso messicano,
un culo tondo da baciare
ed un gemito disumano
o magari ti troveresti per mano
/in una strada piccina
tra l’Africa e un napoletano:
“Guaglio’ hascisc o cocaina?”
Credimi, l’astio e il malcontento
si mischiano ai sorrisi, ai carabinieri,
e camminano a braccetto sottovento
tra i carruggi ed i negrieri
e potresti trovare tra chi muore di fame
/tra la rumenta e gli alcolizzati
tra le briciole di pane
ed il sorriso sdentato dei drogati
gli occhi neri di un bambino
profumo d’Africa, elastici come caucciù,
suo padre è un assassino
e lui è dolce, lui è Gesù.
I marinai salpano l’ancora e le mutande
arrossisce il sole con mille forme
pare proprio una festa di ghirlande
mentre il figlio dell’assassino, Gesù ora dorme.


2º premio:
Isabella Leardini
nata a Rimini il 20-09-1978

FORSE AMICI…
(tre riprese di una storia)

Così sparpagliate le notti
respirate dall’alto a luce accesa
un gioco scalzo dei giorni sul viso.
Non volevamo noi morirci dentro
come piante senza sete
restare alla parola rimandata
ma tremare più degli altri tra le foglie
nella festa che finisce sotto casa.
E tu ci sei
nella mia caccia di presagi
quando l’aria smuove i nastri della sagra
c’è il mio perderti ogni volta e ritrovarti
in ogni mano che mi stenda addosso un’alba…

Non sarebbe servito nient’altro
in quelle sere,
allo sguardo che squarciava l’estate.
Nient’altro alle discese controvento,
mani sul viso
in quella fame di futuro…

Ho un ridere che adesso taglia il freddo
sulle labbra, il passo che varia.
E se balliamo ancora al nostro incontro
io perdo il tempo subito
non sento
il ritmo di un prestarsi casuale…
Arriva coi suoi “no” di cieli bianchi
la cattiveria a fin di bene di dicembre.


3º premio:
Ljuba Merlina Bortolani
nata a Bologna il 13-11-1980

DALLA TUA NAVE…

Dalla tua nave colma di balocchi,
dai tuoi cannoni gravidi di piombo,
dalle tue botti colme di champagne,
dalle tue torri, dalle tue segrete,
dai tuoi giardini, dalle scalinate,
dai tuoi cappelli, dagli ambasciatori,
dalla tua orchestra, dalle tue finestre,
dai tuoi briganti, dalle tue alcove,
dal tuo tabacco, dalle tue battaglie,
dalle tue donne, dai tuoi mescitori,
dalle tue terre, tue affascinanti…

vieni a coprirmi d’indaco e di latte.

Vorrei davvero, giuro, solamente
che mi giungessi senza annunciazionei
così, fluente, colmo alla mia sete
per la ragione di un avventuriero.
No voglio più, lo sai, imbandierare,
amplificare attese ed esultanze
- almeno sotto questa istigazione -
e pronunciare ancora il tuo movente
perché conosca un minimo di vita…
Tu sorridente al settimo rintocco
mi accetterai in tutta la frontiera
come possesso dell’intuizione,
mi schiaccerai in spire innominate,
di un peso lieve, opposto e fuorviante,
provocazione antica e accattivante,
la strategia vitale ritrovata.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 1999-2000
Presidente: Silvio Ramat

1º premio:
Laura Mauri
di Milano

AL BAR

Nell'angolo acuto come un grido
siedi muto. Hai cenere e tabacco
fra le dita e i capelli. Col bicchiere
dai scacco alla bottiglia, ondeggia il rosso
o forse sei commosso? Sale il fumo
in vortici: ipnosi azzurra, ottovolante
e lo perdi e lo prendi dentro l'aria
stagnante. Ebbro sorridi deforme
allegria. Ma torna a tuonare
il cuore, caverna vuota che fa eco
al dolore: allora nuovo fumo acceso
tremante tra le dita, denso vino
a coprire quel rumore. Come vespe
i ricordi sciamano fitti, pungenti
come more precoci: con le mani
li scacci divagando. Uno ti guarda
poi danza via al ritmo lento del mare
lungo. Ne accendi un'altra: non sarà
questa ad ucciderti nè quello rosso
e dolcissimo perchè altre sirene
non hai per perderti ma il giorno crudo
ti sbranerà, i monologhi a cena,
il muro nudo grigio fumo: scegli.

2º premio
Cristina Bersani
nata a S.Pietro di Morubio(VR)

CHISSA' DOV'E' FINITA

Chissà dov' è finita,
nessuno più lo vede
coi suoi abiti a fiori
e schiva sempre china
su un rivo trasparente
o anche intenta a cOfJliere un'aura un po' speciale
perfino se è in città
AI massimo lo senti
in qualche eco lontano che ormai sa di stantio.

E anche tu per non sentirti banale
lo eviti o eludi: molto, molto meglio un tema esistenziale.
Quello sì che ti fa autore! Il sonetto? Porcheria!
La rima? No, no, per carità, tutto ciò s'è visto già.
E certo preferisco
un frll, un brll, e un testo squadernato
che il critico ci trova di sicuro significato, qualcosa di profondo,
qualcosa di spessore, e per favore non sia mai più che si parli soltanto
d'amore.

3º premio
Salvatore Gaspa
nato a Bassano del Grappa (Vicenza)

FORSE DISIMPRESSIONA NOI L'ETA'

Forse disimpressiona noi l'età
troppo cantata, forse, e il diseloquio
di scorti fanciulli al gioco.
mi respirava in faccia la sua polvere
il paese sulla cresta del monte
avviluppato, mel mio ricordo
di sarde distese estati.
L'aria assorbiva generosa
il dìssono alalà dei miei coetanei
e me lento lambiva e una compagna
il perdersi di voci alla rughèdda.
Nell'ombra acciottolata del sentiero
caldo di passi loro il mio silenzio
avevo. Ma uno è l'inganno diversi
i suoi supplizi: il duritàre stanco
che due età divide non manda al verde
eliso.
E fu il mio primo scrivere
un 'ansia inascoltata e ruvida
di sogni verso un sicuro fine:
aver sempre del mondo un'irragione.
Per me livore rimava con primòre.


PREMIO “DE PALCHI – RAIZISS” A.A 1998-1999
Presidente: Luciano Erba

1º premio:
IENCINELLA JONATHAN
di Ancona

di Lello
so solo due cose
che ha suonato una volta le maracas
e che
di tutti i baci
che ha dato Chiara
il più lungo
lo ha dato a lui

bhé...ne so anche un'altra

a un certo punto sere fa
il mondo è andato a sbattere
contro la sua macchina
e Lello
non era più
Lello
ma un pianto dolce e triste
sul viso di Chiara

2º premio:
FERRETTI MICOL
di Mantova

Hanno asfaltato la strada prima dei miei quindici anni

TUtto sembrava come doveva essere
pulito
definito
cristallino
(doveva già essere?)

Lo sporco ha preso piede sempre più frequentemente
imbrattandomi i calzini
l'orlo delle braghe
le orecchie
le orecchie

Arrivata la bufera
i solchi del vortice opaco
hanno marginato la ferita con una
crosta fastidiosa ma
decisamente simpatica da grattare

Per questo
ho deciso di camminare scalzo

3º premio:
Andrea Caltran
nato a Verona il 11-04-1974

LO SPECCHIO

Lineamenti spezzati
da riflessi d'argento;
contorni sbiaditi
da incidenze di luce:
sono io agli occhi del mondo.
Ma nulla m'è più estraneo del mio volto.