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A cura di Padre Umberto Marin e Felice Naalin ALLESTIMENTO MILANO - Brera, CHIOSTRO DELLA BASILICA DI SANTA MARIA DEL CARMINE (temporaneamente sospesa per restauro dell'edificio ospitante) PROGETTO DI MASSIMA PER IL SACRO di Felice Naalin Consapevoli che solo gli angeli possono annunciare la conoscenza del divino, apriamo la Biennale d’Arte Sacra di Brera del 2000 all’insegna della trasgressione e della tradizione. Per intuire il sentimento del sacro, mutuiamo un atteggiamento puerile ed estremo. Trasgressioni tanto usate nelle proposte artistiche del secolo che ci sta abbandonando. Poi nei vissuti si sono intrecciati pareri totalmente opposti. Quante parole sulla spiritualità dell’arte, sui modi di testimoniare il sacro. Disquisizioni dotte e pareri genuini. Opinioni sulla liceità della rappresentazione del divino che divisero già i nostri padri. Nelle varie letterature si ricorda anche uno statuto dell’arte cristiana stabilito nel Concilio di Nicea del 787. Dopo la lotta degli iconoclasti (726-842) emerge la presa di posizione dell’Imperatore Leone III, l’Isaurico. Ancora, su questo tema, il Concilio di Trento (1545-63) si pronuncia con dogmi precisi. Domande profonde: a cosa serve la rappresentazione del sacro? Viene da rispondere che forse si pone come opera testimoniale che conduce alla rivelazione. E poi, a chi serve? Lo spirito - secondo l’evangelista Giovanni (3,8) - soffia dove vuole. Queste indicate sono quindi domande da porre proprio, potendoli incontrare, agli Angeli. O ai Profeti. Anche questioni per le Sibille di Michelangelo, presenti nella volta della Cappella Sistina. Sarebbe comunque un’enunciazione poco chiara, poco scoperta, come nelle consuetudini, e quindi ancora da interpretare. Noi della Biennale di Brera, così sicuri di non avere accessi autorevoli alla verità, riteniamo di non proporre nuovi e infiniti approcci al sacro, ma di evidenziare tracce, maniere, strade di ricerca sui profili dell’eresia costruttiva. Grandi maniere espresse nel tempo cristiano. Un tentativo di raccogliere e di mostrare, forse in modo inedito, i prodotti iconici suggeriti dalle arti figurative. Senza chiedere confini. Dando spazio agli artisti giovani di fisico e di testa, in verità, vi dobbiamo la testimonianza del sacro. Nell’humus scatta la memoria. Le prime separazioni della Chiesa Cristiana. Oriente ed Occidente. Due vie che producono strutturazioni iconiche distinte. La teologia della religione ortodossa concepisce l’icona come visione celeste, superando la mera qualità pittorica. Nel secolo VIII si arriva a raschiare i colori sulla tavola di legno e a mescolarli al vino della messa. L’immagine, proposta icasticamente, prevede un’assoluta impossibilità di interpretare. Il modello deve essere sempre identico. Qui alla Biennale, la tradizione dell’Icona è accolta da un gruppo di artisti dell’Abazia di Maguzzano. Artisti come Giovanni Mezzalira, Suor Paola dello Spirito Santo e Silvana Bassetto, che hanno studiato l’icona orientale e l’hanno prodotta con i metodi bizantini. Ricucendo le testimonianze degli Esuli, il rigore è nella tecnica, nella scelta meticolosa, secondo l’antica tradizione, del legno massiccio, della colla di pesce, della foglia d’oro zecchino, dell’olio di lino; affinché ad un contenuto sacro corrisponda coerentemente una forma sacra. Normalmente i Cattolici si pongono più in sintonia con l’idea che la rappresentazione artistica solleva la coscienza verso lo spirito. Un continuo e perenne movimento alla ricerca di un adeguamento, del tema religioso, alle "mode". I nuovi gusti si affacciano con i richiami del sorprendente. Un adeguamento al costume che ha condotto, ai nostri occhi, la "Vergine delle rocce" di Leonardo o la "Madonna del Gran duca" di Raffaello. Ripensandoci ne è valsa la pena. Opere entrate nella condivisione comune tanto da porsi come simboli chiave della cristianità. Questi ricordi, alla Biennale, sono ben rappresentati dai Madonnari, i disegnatori di strada. La Scuola dei Madoneri di Verona si propone con Riccardo Ferrari, Francesco Tosoni e Diego Venato. Ripetono, interpretando, i soggetti classici e li fanno vivere ogni giorno sulle strade del mondo. Il terzo ambito è quello più articolato. Qui si mostra l’evoluzione trasgressiva. Partiamo dalla mia offerta pittorica che mette in relazione una copia, filologicamente costruita, della Madonna di Liberale da Verona, artista eccellente del Cinquecento, con un altro dipinto mariano sulla schiena di una modella. Ancora un’impronta di un corpo su un telo per suggerire una croce. Il tutto ad indicare che la tradizione può essere vissuta nei sistemi più innovativi. Poi tre artiste tedesche –Rita Kriege, Eva Maria Nitsche, Wicky Reindl- con un modo aiconico di sussurrare il sacro. I protestanti hanno superato la necessità dell’immagine conducendo i riti religiosi solo nell’ambito testuale. Ed ancora un’artista americana, dello stato dell’Indiana, Rita Ford Jones, con un racconto visivo delle chiese con spirito New Age. Tradizioni-evoluzioni-trasgressioni. Atteggiamenti profondi che dichiarano l’importanza del sacro nelle visioni teologiche. Restano ancora da illustrare gli artisti difficilmente catalogabili. Alberto Mattiello e il suo gruppo, con una proposta informatica, il sacro entra nella rete, Vittoria Ranghieri con una composizione di materiali recuperati, Amedeo Tedeschi Toschi con un’acqueforte, Benito Tirolese, Andrea Bottoli che presenta un telo bifacciale, Antonio Esposito con due Crocifissi in terracotta che si specchiano su una tavola di legno da cantiere, Bruno Prosdocimi che corre tra l’umoristico e il tragico in un crudo realismo di memoria controriformata, Mancino con tracce espressionistiche e materiche, Diego Dalla Palma con un nuovo volto di Maria. E ancora Mariapia Fanna Roncoroni piena di citazioni oggettuali (chiodi, legni, peli). Poi Davide Raviera elabora con il metallo un’ aquila, tema dei Salmi, Belisario Mancini con le trasparenze degli oggetti della liturgia, Raphael de Vittori Reizel con le dodici donne della Bibbia, proposte in sculture modellate veristicamente. Suggerimenti e anticipazioni da vivere e approfondire solo visitando la mostra. A voi è concesso il viaggio tra le nostre icone, le nostre curve reali e virtuali, tra le nostre mani. Meraviglioso attimo di immortalità e di condivisione inconsapevole. Ineffabile. Emozionante privilegio. Gli artisti scelti danno vita ai vari ambiti della mostra milanese. Il tutto sospeso in un intreccio di elementi di rame ideati dall’architetto Stefania Pizzolato, coreuta con noi dell’arte sacra. Il rame lega la stupenda struttura architettonica del chiostro, della chiesa del Carmine, della sacrestia artistica. Un metallo senza tempo. In un unico progetto di massima, gli artisti rappresentano una campionatura dei linguaggi e delle religiosità. Le opere esposte seguono, nella diversità compositiva, un comune filo conduttore. L’unicità e l’autenticità del sacro come attrazione profonda e libera che apre la divinità dell’animo e la ex-prime. Noi della Biennale di Brera ci proponiamo svincolati dal dogma per concedere l’emozione misteriosa e contraddittoria del sacro. Ma anche del profano. Per coprire l’inquietudine. Segreteria Biennale d'Arte Sacra - Centro culturale "Missionari Scalabrignani" 20121 - Brera - Milano - Piazza del Carmine 2
Segr. Eventi 329 4363122 < Indietro |
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