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In un mondo come il
nostro dove l'arte ha la pretesa più di voler stupire che
commuovere, Felice Naalin ha le idee chiare e lavora in una
direzione di riconciliazione, una sorta di nuovo patto tra l'artista
e il pubblico. Il progetto di un contenitore in cui sono benvenuti
tutti i moderni mezzi espressivi, dal computer alla telecamera,
senza abbandonare quelli tradizionali,si sta precisando in
Figuralismi.Si vuole ripristinare la consapevolezza del lungo
cammino della storia dell'arte, senza negazioni alcune. Questo non
significa che bisogna solo continuare a copiare i classici, ma anche
ai giorni nostri si può realizzare un affresco senza fare del
manierismo.
Si apre Figuralismi all'insegna della semplicità e della chiarezza,
liberati da promesse utopistiche slegate dal vissuto quotidiano. Una
serie di mostre che partono da Milano per approdare prima in Europa
e poi in America, un sito internet (www.figuralismi.tk) dove vengono
accolti gli artisti che sono interessati al progetto, un dialogo
aperto con i poeti, con i musicisti e con altri artisti che si sono
dimostrati sensibili ad accogliere questa nuova realtà. Sentiamo
l'artista veronese.
Professore, come e quando è nata l'idea di questo progetto?
La proposta appare come prima inaugurazione operativa di un progetto
iniziato ancora nel 1990. Figuralismi mi sembra quasi un destino,
scritto da qualcuno in un luogo indefinito, oppure definito da noi
in ogni momento della nostra crescita artistica e culturale.
L'operazione è sempre la stessa: tracciare il segno del nostro
essere nel mondo. Le ipotesi possono essere entrambe vere. Il tutto
può essere visto come prodotto da noi, libero arbitrio, oppure
accolto giacché era predestinato ad essere formulato.
Quali sono i
presupposti teorici su cui poggia l'iniziativa?
Nel Medioevo si pensava che la sapienza, espressa con un linguaggio
ricco di spiritualità, fosse patrimonio solo dei chierici, mentre i
laici erano destinati a restare ignoranti. Anche il nostro tempo ha
generato una nuova separazione del sapere artistico. Di fatto, una
schizofrenia che ha prodotto due gruppi distinti di operatori delle
arti. Da un lato i letterati-critici che hanno dettato le regole e i
sistemi, dall'altro gli artisti che hanno spesso eseguito le
visibilità delle teorie. Era successo anche nella cultura
neoclassica quando gli archeologi insegnavano agli artisti-esecutori
la purezza degli stili classici (dorico, ionico e corinzio).
Riflettendo su tutto ciò, ho immaginato questo nuovo "spazio" dei
Figuralismi, le idee nascono senza separazioni ideologhe o di
appartenenza. La teoria si relaziona direttamente con la pratica e
ogni artificiosa separazione tende ad essere esclusa.
Che dire del suffisso "ismo"che evoca dottrine, tendenze, movimenti
fin troppo numerosi nell'ultimo secolo?
Ad un primo approccio imbatterci in un nuovo "ismo", può generare
diffidenza se non addirittura perplessità. Ne abbiamo incontrati
ormai molti nell'ultimo secolo. Tutti alla ricerca di una nuova
verità: Cubismo, Astrattismo, Dadaismo, Surrealismo, ecc. Volevano
trasformare il mondo, immaginare nuovi sistemi di produrre arte.
Sono stati accolti con grande entusiasmo, altri hanno creato persino
sconcerto. E comunque hanno turbato profondamente. Tutti volevano
concorrere a definire una verità al di fuori delle tradizioni e
delle certezze delle culture già consolidate.
L'Ismo che qui si annuncia procede in una direzione opposta. Non
cerca verità, avanza senza "arché", senza verità. Si propone di
divenire dimora della propria interiorità, non la ricerca continua
di sconvolgenti teorie rivoluzionarie. Si affida alla comprensione,
vuole raggiungere la contemplazione, rappresentare il nostro essere
nel mondo.
Occorre sicuramente un po' di pazienza, serve la voglia di ascoltare
per scoprire che la proposta Figuralismi potrebbe possedere
un'intrinseca novità. Tende a risultati positivi, aiuta a
riflettere.
Andiamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si tratta...
Figuralismi, appagando anche le aspettative del pubblico, si pone
come un incontro. Un contenitore che non esclude nessun tipo di
produzione.
Tutti riconosciamo che il bello assoluto è veramente uscito di
scena, le varie ricerche quasi sempre elitarie sovente si sono
allontanate dal senso dell'apprensione comune. Quello che si cerca è
un recupero di interesse e di credibilità. Spesso l'arte ha perso il
suo pubblico per reciproca incomprensione. Molti appassionati si
sono rifugiati nei grandi autori, nell'arte del passato,
abbandonando frequentemente le nuove proposte che risultavano
incerte.
Partendo dalle periferie del dibattito sull'arte figurativa, i
Figuralismi - icone dopo le clonazioni mettono in pratica l'arcaico
simbolico, la capacità che ha l'immagine di rimandare alle memorie
soggettive. Un'estasi che concede il tormento e/o la gioia.
C'è un fondamento filosofico in tutto questo?
Agli inizi, mi sono incontrato con i filosofi per definire
Figuralismi, pensando di promuovere un sistema
espressivo-linguistico comprensibile. Capace di commuovere. Pronto
ad accogliere chi sperava di ricevere l'Arte.
In quest'elemento fecondo, s'ipotizzava un contenitore possibile per
gli artisti, attenti alla propria unicità, consci di dovere la
verità nell'Arte. Si pensava di radunare artisti, in un apparente
disordine, capaci di affrontare con i sistemi delle immagini la
visione poetica del presente.
Adesso, dopo oltre un decennio, la realizzazione di quella fase
originale. Qui prende corpo Figuralismi accogliendo nel proprio seno
artisti che provengono dallo spaesamento. Anni passati nel profondo
malessere dell'isolamento a sbirciare sommovimenti poco capiti e mai
pienamente condivisi. Il tempo lungo di meditazione teorica è stato
in ogni caso necessario per capire e per cogliere la necessità di
proporsi. Non si tratta di ripercorrere la storia come è stato fatto
da alcuni citazionisti. Le vissute esperienze non si cancellano e le
clonazioni disgustano nei ritorni. Ogni cosa ha una sua dimensione.Ogni
manifestazione naturale od artificiale ci aiuta a capire meglio il
nostro presente. Le esperienze del nostro tempo ci hanno resi
smaliziati e liberi. Ci hanno dato occhi più attenti.
La lunga meditazione ha generato delle regole?
Il caos potrebbe trasformarsi in ordine, non cercando le regole, ma
accogliendo delle regolarità. La grammatica e la sintassi dell'arte
non sono definibili a priori ma nelle pratiche di ogni artista.
Nuove ramificazioni personali che generano radici profonde.
Attraverso l'attenzione al mondo, l'artista diventa capace di
mettere in crisi la logica economica-quantitativa attualmente
dominante. Poter riaffermare il valore che lega la vita alla terra e
al corpo, chiaramente non il singolo artista ma la comunità degli
artista uniti in un legame etico e quindi politico. Artisti che
danno vita a modelli costruiti nelle forme della non riproducibilità
meccanica, informatica, telematica. Immagini prive di clonazioni che
permettono altro. Immaginando, infiniti frattali ripetuti identici
ed originali.
Nell'epoca delle clonazioni, dunque l'arte ribadisce la sua forza
nell'unicità…
Noi proviamo oggi l'esodo dovuto ai disagi, continuando a sperare,
pensando di procurare emozioni.
Le opere d'arte, le immagini che la tradizione ci ha consegnato
perché possiamo goderle come luogo della presenza emotiva, come
luogo dell'incanto e qualche volta persino come estasi; sono ancora
proposte che mantengono una alta potenza espressiva. L'oggetto
d'arte ha ancora la forza di rimandare all'idea, di far parlare, di
sviluppare dibattiti.
In tutto questo resta primario il valore dell'unicità. L'opera,
unica ed irripetibile, assume valore sacrale.
E' necessario pensare ad un "ritorno" dell'arte nella comunità del
linguaggio. L'arte non può esistere al di fuori del linguaggio. Un
linguaggio visivo che, dopo le grandi crisi e le dichiarazioni di
morte dell'arte stessa, apre le porte anche agli altri linguaggi.
La strada spesso percorsa per mettere insieme solo i risultati non è
sufficiente. E' urgente unire le differenze, creare dei ponti di
simpatia.
Le varie discipline che concorrono a definire il mondo dell'arte
hanno necessità di trovare un dialogo precisando le singole
operazioni, ritrovando le varie tradizioni che hanno generato il
mito. Recuperando la memoria, nel frattempo guardiamo avanti,
cerchiamo un futuro.
Figuralismi come dimora di tutte le arti: è questo che intende
dire?
Forse pensare alla genialità della proposta di Filippo Tommaso
Marinetti (Noi canteremo… i nostri occhi abituati alla penombra si
apriranno alle più radiose visioni di luce…) con il suo Futurismo
non è sbagliato. Ci aiuta a capire il modo di agire, di creare
gruppo capace di potenti passioni, di desideri, di ambizioni che si
possano realizzare nei comportamenti.
Se oggi abbiamo un vantaggio, rispetto al passato, è nel non
costringimento dottrinale: tutti abbiamo voglia di libertà, tutti
abbiamo il desiderio di creare in autonomia la nostra arte.
Avere un parametro di raffronto per trasgredire, se vogliamo, un
riferimento classico da cui prendere ogni qual volta sia necessario
regolare licenza.
Il "canto" è aperto.
Luce
Artsworkshop -
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